Sentenza contro il caporalato: cronaca di una rivoluzione contro la schiavitù partita nel 2011

La Corte d’Assise di Lecce durante la lettura della Sentenza del processo SABR
Condannati per riduzione in schiavitù e tratta di esseri umani! 
Chi l’avrebbe mai detto quando tutta questa storia è cominciata….


FLASHBACK

Alloggiati in capannoni fatiscenti e roventi, o addirittura su cartoni sotto gli ulivi, senza servizi igienici, senza acqua potabile, senza cibo.
Senza dignità. 
Schiacciati da caporali che pagano 12 euro al giorno in cambio di 12 ore di schiena spezzata sotto il sole. 
I padroni ordiscono le trame e organizzano i caporali ma ufficialmente negano tutto. 
La gente del paese si gira dall’altra parte per non vedere. 
 
Poi un giorno, in un remoto angolo del paese, Nardò, provincia di Lecce, Salento profondo, succede quello che non ti aspetti; scoppia la rivolta dei diseredati. 
Yvan Sagnet durante la rivolta del 2011

La guida Yvan Sagnet,

(http://www.youtube.com/watch?v=jQxMuFE1hTI ) un laureando camerunese in Ingegneria, che dal Politecnico di Torino (oggi ingegnere) che si era ritrovato a raccogliere pomodori a Nardò col miraggio di metter da parte i soldi per pagarsi l’ultimo anno di studi. 


E’ il 2011, la primavera araba incendia ancora la sponda sud del Mediterraneo, e infatti i fratelli di rivolta di Yvan sono per la più parte tunisini: Hichem, Habib, Khalid, Moahemed. 
Hichem Ben Salem: “rivoluzionario” tunisino
in trasferta in Italia nel 2011.



Hichem dice “In Tunisia abbiamo buttato giù Ben Ali per non farci trattare da schiavi, e adesso dovremmo farci trattare da schiavi in Italia?” La rivolta è il prodotto di un insieme di fattori irripetibili, la leadership dell’”ingegnere” Yvan che spiega ai suoi sventurati compagni l’economia del caporalato, il vento di rivolta che dalle sponde della Tunisia lambisce le campagne del Salento e, soprattutto un luogo simbolo, un posto in cui tornare tutti insieme dopo il lavoro, con o senza i caporali, dove lavarsi e dormire, giocare a carte o pregare in moschea o cappella. Un luogo dove organizzarsi insieme al sindacato. Quel luogo si chiama Boncuri. 
(http://www.youtube.com/watch?v=U4f-vcKK3Z4 ) 

Una vecchia masseria abbandonata ristrutturata con fondi del PON sicurezza grazie alla tenacia dell’allora assessore comunale all’immigrazione Vincenzo Renna.
La rivolta contro il caporalato del 2011, passa alla storia come la rivolta dei ragazzi di Boncuri. 
La CGIL e il CETRI-TIRES organizzano un concerto di solidarietà con artisti Pugliesi e Eugenio Bennato, (NO CAP!) che sul palco si alternano con i ragazzi di Boncuri, la CGIL, gli attivisti che gestiscono il campo. 
Il manifesto del primo
concerto  NO CAP

Si cominciano a organizzare liste di prenotazione. Alcune imprese meno inclini a convivere con lo schiavismo ne approfittano subito per smarcarsi dal cartello dei caporali e cominciano ad assumere dalle liste di prenotazione. La Regione Puglia comincia a spingere per la legalità nei rapporti di lavoro approvando indici di congruità per le imprese agricole: se fatturi 1000 non puoi dichiarare forza lavoro per 100.

La legge per l’introduzione del reato di caporalato viene approvata (anche se annacquata degli interventi lobbistici dei soliti noti legati al padronato agrario). 
Il CD “NO CAP” diviene un oggetto cult di tutti i circoli sindacali sul piano nazionale e contribuisce a tenere ben alta la soglia di attenzione sul fenomeno. 
Eugenio Bennato chiude il
concerto NO CAP 2011

Improvvisamente il faro sulla vergogna del caporalato si è acceso. e si è acceso a livello nazionale e anchen internazionale. Tutti ne parlano, Yvan e i suoi fratelli vengono invitati sul palco della Notte della Taranta a Melpignano e spiegano davanti a 200.000 persone che a pochi km di distanza da quella realtà di festa, spensieratezza e felicità c’è l’inferno dello schiavismo sotto le mentite spoglie del nome benevolo di stampo semi militaresco di “caporalato”. Tutto questo contribuisce a destare l’attenzione e a tenerla ben viva sui media e nell’opinione pubblica. 
Contribuisce a tenere accesa la luce.

Yvan e i suoi fratelli sul palco della Taranta a Melpignano

Mentre per lavorare efficacemente, i caporali e gli imprenditori/schiavisti, hanno bisogno di tenere spenta la luce e di muoversi nell’ombra.

E’ inevitabile che dopo tanto rumore e tanta visibilità, la magistratura riesca a intervenire. A maggio la grande notizia: La DDA di LECCE ha lanciato l’inchiesta SABR e nel frattempo partono retate fra Nardò, Rosarno e Ragusa. (http://www.20centesimi.it/blog/2012/05/23/caporalato-ondata-di-arresti-tra-rosarno-e-nardo/ ) 
Arrestati caporali puzzolenti e imprenditori eccellenti, fra cui Pantaleo Latino di Nardò, il re dell’anguria. 
Riduzione in schiavitù e traffico di esseri umani le accuse pesantissime, che verranno confermate dalla decisione della Coerte di Assise di Lecce del 13 agosto. 
Infine il 6 luglio, il ministro Riccardi riesce a infilare nel decreto per la “spending review” lanorma che concede il permesso di soggiorno(http://www.adnkronos.com/IGN/Lavoro/Welfare/Cdm-permesso-soggiorno-per-immigrati-che-denunciano-sfruttamento_313478651336.html )vai migranti che denunciano
i propri sfruttatori, in applicazione di una direttiva europea.  
La Masseria Boncuri, quando era aperta nel 2011
Naturalmente la reazione è durissima, violenta. Le organizzazioni imprenditoriali agricole del leccese consapevoli che la Masseria Boncuri ha fatto da teatro logistico e organizzativo per la rivolta e l’auto organizzazione dei lavoratori, fanno fiamme e fuoco perchè nel 2012 Boncuri non si riapra. 
 
Si inventano che la crisi morde forte e che quest’anno non ci sarà nessuna raccolta. Che non ci sono lavoratori da ospitare.
La loro strategia è subdola: fingono di soccombere alla crisi e dichiarano che nel 2012 non raccoglieranno le angurie a causa della crisi che ha azzerato la domanda. 
Nessun bisogno dunque di riaprire Boncuri (che nel frattempo sta cadendo a pezzi ed è preda di vandalismo senza alcuna prevenzione).
La prefettura di Lecce abbocca: “quest’anno non ci saranno immigrati. Le angurie marciranno sulle piante a causa della crisi, dunque inutile aprire Boncuri” 
La destra neretina arriva addirittura a proporre di usare i fondi per l’accoglienza dei migranti che “non ci saranno” per l’assistenza sociale di Nardò. 
Tardo leghismo meridionale becero. 
L’assessore regionale all’immigrazione Nicola Fratoianni suona l’allarme ma niente da fare, Boncuri non riapre. Nel frattempo i migranti arrivano (nessuno li aveva avvertiti che c’era la crisi…), e scompaiono inghiottiti dagli uliveti e i casolari diroccati della campagna neretina. 
Alcuni vengono addirittura segregati nei capannoni aziendali, dove incontreranno solo il caporale e i suoi aguzzini. 
Vengono fatti letteralmente scomparire. Mentre la CGIL lancia la campagna per la legalità “GLI INVISIBILI DELLE CAMPAGNE DI RACCOLTA”, i braccianti migranti stagionali diventano invisibili davvero. 
Così come invisibili diventano le angurie. Spariscono nottetempo. Il giorno prima le vedi a perdita d’occhio nella campagna di Nardò. Il giorno dopo, puff! Scomparse. Siccome nessuno le ha raccolte (l’hanno detto le associazioni padronali, lo ha ripetuto la Prefettura!) devono essersi vaporizzate. 
Forse il caldo eccessivo. O forse un fenomeno paranormale sul quale conviene chiamare a raccolta parapsicologi ed esorcisti: la vaporizzazione delle angurie, opera del demonio? 
Naturalmente qualcuno non ci sta. La CGIL, Emergency, Libera, la Caritas, il CETRI-TIRES, nonostante la chiusura di Boncuri, portano acqua e generi di primo soccorso a centinai di migranti dispersi nelle campagne e a rischio insolazione, che la Prefettura nega esistano così Boncuri può restare chiusa. 
E portano anche la coscienza dei diritti.  Ma è dura. Durissima. Ai caporali tutto questo non piace. “Abbiamo detto che i braccianti non ci sono e voi testoni continuate a vedere fantasmi nelle campagne solo per farci fare brutta figura!” 

La CGIL denuncia apertamente il clima di intimidazione e ricorda in un comunicato che non solo stranieri, ma anche italiani e in particolare  “40mila donne sono costrette a lavorare come braccianti in condizioni disumane per un salario da fame. L’Italia non può tollerare che in certi angoli del Paese sopravvivano sistemi lavorativi feudali, dove le donne assomigliano a merce piuttosto che ad esseri umani, reclutate nel cuore della notte da caporali senza scrupoli sui bordi delle strade e portate nei campi. Siamo di fronte a un sistema di gravissima criminalità organizzata su cui non possiamo tacere un giorno di più. Sono 40mila donne italiane, madri di famiglia e mogli, a chiederci di intervenire urgentemente per mettere fine a questa piaga invisibile e drammatica”.

Il concerto NO CAP 2012

Il CETRI organizza insieme alla FLAI CGIL il convegno GLI INVISIBILI DELLE CAMPAGNE DI RACCOLTA, per tenere alta l’attenzione dei media e della pubblica opinione su un problema che c’è checchè ne dicano le associazioni agricole locali e la Prefettura. La notizia arriva a Bruxelles e la Commissione decide di inviare la dottoressa Giulia Amaducci, Direttrice del Dipartimento Europeo Immigrazione e Integrazione.

L’atmosfera diventa pesante. Cominciano le intimidazioni contro chi si era ribellato l’anno prima e adesso ritorna a portare speranza e consapevolezza dei propri diritti con il sindacato , come Yvan con il camper dei diritti.
Ma dispersi dal luogo simbolo Boncuri, i braccianti sono alla mercè dei caporali e degli imprenditori aguzzini. 
Non hanno la forza di ribellarsi allo sfruttamento. Accettano il peggior salario e le peggiori condizioni di lavoro. Quando non hai acqua per lavarti, un posto dove dormire dignitosamente, una decente vita sociale, non è che hai la forza per organizzare la rivendicazione e l’azione sindacale. Yvan ritorna a Boncuri per la campagna degli “invisibili” con il camper dei diritti, assistenza medica, legale, psicologica, ma deve battere in ritirata dalle campagne dove caporali e strani personaggi armati di coltelli arabi con manico in osso e revolver si aggirano minacciosi. 
Le “notitiae criminis” arrivano a chi di dovere ma nessuno apre l’inchiesta. La Prefettura ha detto che quest’anno gli immigrati non ci sono dunque non ci sono nemmeno le minacce di morte e i porti d’armi abusivi… 

 

 

Anna Maria Vassallo sui giornali pugliesi 
in occasione del laboratorio Slow Food
Il CETRI organizza anche NO CAP 2012, il secondo concerto in solidarietà dei braccianti, in mezzo a mille difficoltà la seconda edizione del concerto NO CAP 2012 e questa volta oltre alla denuncia, grazie all’azione dello Slow Food Neretum, la lotta al caporalato e allo schiavismo è stata rigirata in positivo come opportunità per quelle aziende che vogliono creare valore aggiunto attraverso la trasformazione del prodotto agricolo, anziché sottrarre valore attraverso la schiavizzazione dei propri lavoratori. 

Per questo durante il concerto viene  distribuito il “gelo di mellone”(http://cetri-tires.org/press/2012/cetri-e-slow-food-neretum-insieme-per-salvare-la-filiera-dellanguria-pugliese-e-ridare-dignita-e-diritti-ai-braccianti-immigrati-dei-campi-pugliesi/?lang=it)  una gelatina di anguria preparata secondo una ricetta siciliana di origine araba portata in puglia dalla sapienza accorta della signora Anna Maria Vassallo, una gastronoma siciliana particolarmente ferrata nella preparazione di questa squisitezza. 

Non è forse questo uno di quei GRANAI DELLA MEMORIA per la cui protezione si batte da una vita Carlin Petrini il fondatore dello Slow Food? 

‘Gelo di Mellone’

Non c’è nessuna ragione per la quale l’anguria debba essere venduta sulla pianta a prezzi bassissimi, quasi come biomassa, raccolta e sbattuta su camion con tempi schiavistici e metodi arcaici, quando lo stesso frutto, se adeguatamente trasformato, può diventare gelatina di anguria con un aumento di valore fino a 50 volte rispetto al prezzo per chilo del frutto”, spiega Gaia Muci della Condotta Slow Food di Nardò, co-organizzatore del “laboratorio del gusto “Gelo di anguria” (www.facebook.com/slowfood.neretum

e anche http://www.facebook.com/events/380616585337965/ ) per condividere l’insegnamento della signora Vassallo. 
In Sicilia, la gelatina di anguria ( o gelo di mellone, come lo chiamano là) scorre a quintali in tutte le pasticcerie dell’isola. In Puglia non si è mai visto. Tramandare antichi saperi gastronomici dalla Sicilia (dove peraltro l’anguria arriva dalla Tunisia) alla Puglia può voler dire mettere in moto una filiera dell’anguria locale ad altissimo valore aggiunto, senza neanche dover investire in infrastrutture industriali, ma semplicemente agendo sul piano della cultura gastronomica del luogo, tramandando antichi saperi in nuovi territori. Se tutte le pasticcerie di Puglia cominciano a comprare angurie per fare “gelo” si può creare un ricco mercato locale, e diminuire la dipendenza dall’ingrosso mafioso, rendendo inutile l’intervento dei caporali“ spiega Anna Maria Vassallo.
Palermo 2017 Nasce l’associazione NO CAP
Dopo il 2012 non ci sono state ulteriori concerti NO CAP a Nardò visto che l’atmosfera si era fatta davvero pesante e le difficoltà organizzative si moltiplicavano, ma NO CAP è diventata una rete associativa contro tutte le forme di caporalato, e contro il modello economico speculativo basato sulla logica del profitto, che il caporalato permette sotto ogni latitudine e in ogni settore dell’economia. ed è oggi presieduta da quell’Yvan Sagnet che guidò la rivolta del 2011, e che in un certo senso ne preserva lo spirito, riportandolo in positivo e passando dalla protesta alla proposta. 
Yvan Sagnet con Sergio Mattarella
La “rivoluzione” partita ad opera di Yvan Sagnet del 2011, approda a tre traguardi straordinari nel 2017. Il primo, è l’approvazione della legge 199/2017 che fa diventare il caporalato una fattispecie penale passibile di sanzioni detentive. La seconda è che in considerazione dell’opera meritoria svolta da Yvan Sagnet a difesa dei diritti fondamentali della persona umana, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lo ha insignito quest’anno della Massima onorificenza della Repubblica: Il Cavalierato all’Ordine del Merito. 
La terza è che nel frattempo l’inchiesta SABR, partita in quei giorni caldi (in tutti i sensi) del 2011 è andata avanti e, inaspettatamente, ha visto una sentenza di condanna di 11 su 15 imputati a 11 anni per riduzione in schiavitù.
Una sentenza storica  che ci ricorda quanta strada ci sia ancora da fare prima che la politica si assuma le sue responsabilità ed permetta la transizione verso il nuovo modello economico con al centro l’uomo e non il profitto. come ci ricorda il comunicato stampa dell’associazione NO CAP:
 
– COMUNICATO STAMPA –
SENTENZA PROCESS SABR: ADESSO LA PALLA PASSA ALLA POLITICA!
Oggi giovedì 13 luglio 2017, la Corte d’Assise del Tribunale di Lecce, ha emesso sentenza di condanna in primo grado a carico di undici dei quindici imputati nel processo SABR, tra caporali ed imprenditori agricoli salentini, accogliendo la tesi dell’accusa, che ha giudicato i fatti denunciati dai braccianti stranieri nella rivolta contro i caporali avvenuta nell’agosto 2011 nella masseria Boncuri, a Nardò come rilevanti per la fattispecie di riduzione in schiavitù.
Plaudiamo a questa sentenza come plaudiamo alla approvazione recente della legge 199/2016 contro il “caporalato”.
Plaudiamo ma non esultiamo.
Perché ci rendiamo conto che per rimuovere le cause profonde del “caporalato” c’è bisogno di una rapida transizione verso un nuovo modello economico sostenibile, incentrato sulla persona umana e non sul profitto, che valorizzi il lavoro e le produzioni locali di filiera corta, che produca capitale sociale e rispetti l’ambiente.
E questo modello economico non può essere imposto per sentenza e nemmeno per decreto legge. Questo nuovo modello economico può solo essere introdotto dalla politica e da questo punto di vista c’è ancora moltissima strada da fare.
La sentenza di oggi rappresenta una decisione storica e se verrà confermata in via definitiva, contribuirà alla repressione di alcuni degli aspetti più vergognosi e disumani del caporalato, quelli che attengono alla violazione dei diritti fondamentali della persona umana.
Ma ci rendiamo anche conto che essa non rimuoverà le cause profonde del caporalato, perché il caporalato non è solo in Puglia e non è solo in agricoltura.
Tali cause risiedono in un ordine economico mondiale ispirato alla logica del profitto estremo e della finanza speculativa che impone prezzi da fame ai produttori agricoli, italiani sotto il ricatto di un mercato dominato dalla Grande Distribuzione Organizzata e basato su una economia fossile di filiera lunga, ad altissima intensità di capitali e bassa intensità occupazionale, che viola le leggi della termodinamica, distrugge l’ambiente, saccheggia le risorse naturali, e fa lavorare milioni di bambini in condizioni disumane spaccando pietre in Benin o cucendo palloni in Pakistan.
Per questa ragione da domani parte una nuova fase dell’impegno dell’associazione NO CAP, da me presieduta, per sensibilizzare i decisori politici a qualunque livello e promuovere e mettere in rete tutte le realtà economiche che già stanno già superando tutte le forme di “caporalato” dando vita a quel un nuovo modello di economia sociale di mercato atto a rimuoverne le cause profonde dando valore al lavoro e non al profitto e garantendo i bisogni della persona umana e non gli interessi della grande finanza internazionale.
Yvan Sagnet
Presidente Associazione NO CAP
Per uteriori informazioni sulla sentenza nel processo SABR:
http://www.agenpress.it/notizie/2017/07/13/condanne-al-processo-sabr-ci-auspichiamo-piu-impegno-dalla-politica/
http://www.quotidianodipuglia.it/lecce/boncuti_riduzione_schiavitu-2560372.html
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/caporalto-dodici-condanne-lecce-riduzione-schiavitu-2de11816-8008-4a20-b848-5f0336697841.html
https://www.ilcorrieredelgiorno.it/operazione-sabr-sentenza-di-condanna-per-13-imputati-emessa-dalla-corte-di-assise-di-lecce/
http://www.lecceprima.it/cronaca/migranti-sfruttati-nei-campi-condannati-imprenditori-e-caporali-per-schiavitu.html
http://www.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=45452
http://www.rassegna.it/articoli/processo-sabr-soddisfazione-per-la-sentenza
http://www.rassegna.it/articoli/processo-sabr-sentenza-storica
https://www.youtube.com/watch?v=oZiWbquDQBU
http://www.corrieresalentino.it/2017/07/sfruttamento-di-migranti-nei-campi-fu-riduzione-in-schiavitu-tredici-condanne-e-tre-assoluzioni/
http://www.trnews.it/2017/07/13/schiavi-delle-angurie-la-batosta-condannati-4-imprenditori-su-7/186506
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/13/caporalato-12-persone-condannate-a-lecce-migranti-ridotti-in-schiavitu-dalle-loro-rivolte-e-nata-la-nuova-legge/3727941/
http://www.restatescomodi.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-3838aea4-4a5b-47e8-9763-e8b6c5c76f3e.html
http://www.lagazzettameridionale.com/2017/07/lecce-caporalato-le-prime-condanne-per.html?m=1
http://www.ansa.it/puglia/notizie/2017/07/13/caporalatoprocesso-a-lecce-12-condanne_a5f8251c-bb44-4ce8-9739-e042f1a14658.html
http://www.movimento5stelle.it/parlamento/agricoltura/2017/07/caporalato-prima-sentenza-storica-su-reato-riduzione-in-schiavitu.html
By | 2017-07-17T15:59:52+00:00 luglio 17th, 2017|Senza categoria|0 Comments

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