NoCAP con Jululu in mostra a Venezia. “Premio MigrArti 2017”

Il film è visibile su Rai Play a questo link

“Jululu”, in concorso per il “Premio MigrArti 2017” alla 74esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è un viaggio musicale in un angolo di Africa nel Sud Italia che ci porta dentro le problematiche dello sfruttamento dei braccianti nei terreni agricoli attraverso il duplice sguardo di Yvan SagnetBadara Seck.

Badara Seck, musicista e griot senegalese, come una guida sciamanica attraversa questi luoghi alla ricerca di Jululu, l’anima collettiva africana, fino ad arrivare in uno dei ghetti dove si riversano i lavoratori agricoli immigrati per la stagione della raccolta.

Yvan Sagnet, importante esponente delle rivolte dei braccianti in Italia, è la voce del film e, attraverso i suoi pensieri, la critica sociale dal ghetto si estende fino all’intero sistema economico che determina le condizioni di una nuova schiavitù.

 

Dopo aver lavorato per 4 anni alla denuncia delle condizioni disumane di vita e di lavoro dei lavoratori delle campagne, stranieri e italiani, con la CGIL FLAI, ed aver scritto due libri (“Ama il tuo sogno” e “Ghetto Italia”), Yvan Sagnet è diventato Presidente dell’Associazione NO CAP che mira a passare dalla protesta alla proposta, facendo prevalere sulla denuncia  la promozione delle realtà imprenditoriali virtuose che applicano un modello economico e produttivo nuovo, a illegalità, rifiuti e emissioni zero, certificate attraverso una matrice multicriteri applicata alle imprese agricole e non dagli esperti della rete NO CAP.

A poche settimane dalla sentenza del processo SABR, emessa dalla Corte d’Assise del Tribunale di Lecce lo scorso 12 luglio – che ha condannato in primo grado “caporali” e imprenditori agricoli del Salento accogliendo la tesi dell’accusa in relazione ai fatti denunciati dai braccianti stranieri nella rivolta contro i caporali, avvenuta nell’estate del 2011 nella masseria Boncuri di Nardò, come rilevanti nella fattispecie per la “riduzione in schiavitù” – la Mostra del Cinema di Venezia accoglie, dunque, tra i protagonisti, Yvan Sagnet che del processo è stato un testimone chiave.

                    

 

“Non è possibile effettuare il cambiamento senza una certa dose di follia” – riflette Yvan – “Ci sono voluti i pazzi di ieri per permetterci di agire oggi. Voglio essere uno di quei pazzi, dobbiamo avere il coraggio di inventare il futuro”.

 

“La capacità di inventare il futuro diventa fondamentale in un mondo sempre più omologato al fondamentalismo del mercato”, mette in risalto il regista Michele Cinque.

“Questo piccolo film – prosegue il regista – è dedicato alla capacità di inventare il futuro, come dice Yvan sul finale, prendendo in prestito alcune parole da Thomas Sankara. Penso che il futuro dipenda, ora più che mai, dalla capacità di immaginare un altro mondo possibile e lottare per costruirlo”.

 

Fil rouge del cortometraggio è la ricerca: la riflessione condotta da Yvan Sagnet corre in parallelo a quella di Badara Seck, autentico griot che compie un viaggio alla ricerca di Jululu, anima collettiva della tradizione africana; i due si incontreranno tra le abitazioni di fortuna del Ghetto, laddove il canto di Badara squarcerà le ombre della sera invocando la benedizione di Jululu su tutti i “fratelli” come sul Paese che ospita i migranti.

 

Il cortometraggio, che è stato presentato il prossimo 7 settembre a Venezia, è nato da un’idea di Sestilia Pellicano e Yvan Sagnet ed è stato prodotto dalla Lazy Film. La fotografia è di Stefano Usberghi e la regia di Michele Cinque.

 

 

By | 2017-10-18T08:29:51+00:00 agosto 31st, 2017|No Cap|0 Comments

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