La prima filiera etica italiana contro il caporalato

Settembre 2019

Il progetto mira a contrastare il caporalato e, in generale, il lavoro irregolare nel settore agricolo, garantendo ai produttori un prezzo giusto per i loro prodotti e ai lavoratori il pieno rispetto dei loro diritti, a partire dall’applicazione dei contratti collettivi del lavoro. Nel protocollo firmato alcuni giorni fa, infatti, il Gruppo Megamark si è impegnato ad acquistare prodotti agricoli etici garantiti dal bollino NoCap, rilasciato alle imprese agricole e di trasformazione dopo apposite verifiche effettuate dagli ispettori dell’Associazione NO CAP e, successivamente, dall’ente di certificazione DQA accreditato presso il Minpaf e Accredia.

In questa fase sperimentale, il progetto si sta svolgendo in tre aree d’Italia: in Capitanata (Puglia), dove si raccolgono pomodori che si trasformano in conserve (pelati e passate) coinvolgendo circa 60 lavoratori, nel Metapontino (Basilicata) in cui un centinaio di lavoratori raccolgono e confezionano prodotti freschi (tra cui finocchi, carciofi, peperoni, uva, insalata, ortaggi e frutta) e nel Ragusano (Sicilia), dove una quarantina di lavoratori coltivano alcune varietà di pomodoro (pachino, pomodori gialli, ciliegino).

Al momento il progetto coinvolge una ventina di aziende e circa 100 braccianti extracomunitari selezionati principalmente all’interno di ghetti e baraccopoli delle tre regioni, sottratti alla malavita e al ricatto dei caporali. A questi ragazzi, provenienti da Ghana, Senegal, Mali, Burkina Faso, Gambia e Costa d’Avorio, sono stati garantiti alloggi dignitosi (al posto dei ghetti) e contratti di lavoro regolari, spostamenti con mezzi di trasporto adeguati (al posto dei furgoni “killer” dei caporali), visite mediche, dispositivi per la sicurezza sul lavoro (scarpe antinfortunistiche, tute, guanti, mascherine) e bagni chimici nei campi di raccolta.

“È una prima goccia che cade in quell’atroce oceano chiamato caporalato – ha ricordato il cavaliere del lavoro Giovanni Pomarico, a capo del Gruppo Megamark -, tuttavia noi ci siamo e speriamo che altri attori del nostro comparto possano avviare filiere analoghe a IAMME. Sono progetti in cui vincono tutti, dai ragazzi che hanno un lavoro dignitoso alle imprese che producono nella legalità, dai supermercati che propongono prodotti etici e di qualità ai loro clienti che possono scegliere un consumo più consapevole”.

“Questo progetto segna un primo passo per sconfiggere il caporalato – ha confermato Yvan Sagnet, l’ingegnere camerunense arrivato in Italia nel 2007 e a capo della protesta dei braccianti di Nardò del 2011 da cui ebbe origine l’iter per la legge sul caporalato – tuttavia è necessario che ognuno faccia la propria parte, in primis chi deve applicare la legge 199/2016, finora disattesa nella parte relativa alla prevenzione e alla creazione di reti tra istituzioni, centri per l’impiego, ispettorati, imprese e lavoratori. Anche ai consumatori chiediamo attenzione e maggiore consapevolezza nell’acquisto dei prodotti”.

Per coinvolgere nel progetto solo imprese virtuose a livello etico e ambientale, l’associazione NO CAP sottopone imprese e prodotti a una valutazione fondata su una matrice multifunzione, assunta come base per il rilascio del bollino ‘NoCap’. Oltre al principale criterio dell’etica del lavoro, da rispettarsi pienamente, la matrice valuta, con un punteggio da 1 a 5, altri aspetti aziendali: ‘Filiera corta’, ‘Rifiuti zero’, ‘Decarbonizzazione’, ‘Trattamento degli animali’ e ‘Valore aggiunto del prodotto’.

“Il progetto – ha aggiunto Sagnet – ha un enorme potenziale di crescita che potrebbe consentire l’assunzione di migliaia di lavoratori. Ce la stiamo mettendo tutta per il bene della comunità, insieme a tante organizzazioni e persone che ringraziamo: dall’Associazione Ghetto Out-Casa Sankara alla Regione Puglia, da Goodland a Don Pino Caisso, Don Antonio Polidoro e Don Beniamino Sacco, impagabili per il loro supporto logistico e abitativo”.

“IAMME – ha ribadito Francesco Pomarico, direttore operativo del Gruppo Megamark – è il nostro contributo per una società migliore in cui chi lavora nel settore agroalimentare, impresa o bracciante di qualsiasi razza o provenienza, deve farlo nel solco delle leggi. Oggi partiamo con cinque referenze di conserve e numerosi prodotti freschi, tuttavia vorremmo proporre ai nostri clienti sempre più prodotti con importanti contenuti etici e ambientali”.

“Il sistema agroalimentare italiano – ha sottolineato Gianni Fabbris, presidente dell’associazione ‘Rete Perlaterra – è in un rischio grande: quello di perdere irrimediabilmente il proprio patrimonio di lavoro e produzione agricola per diventare solo una grande piattaforma speculativa. È con il lavoro dei nostri contadini e dei nostri braccianti che abbiamo saputo costruire nei millenni il patrimonio di culture che fanno del nostro cibo e del nostro paesaggio un unicum al mondo. Con l’alleanza fra i produttori, i lavoratori salariati e la distribuzione intelligente apriamo oggi il percorso per difendere il nostro patrimonio e dare ai cittadini la certezza di un cibo giusto e un territorio tutelato”.

Il Gruppo Megamark di Trani è la realtà leader del Mezzogiorno nella distribuzione moderna con 1,6 miliardi di vendite alle casse nel 2018, oltre 5.500 addetti e più di 500 punti vendita serviti a insegna Dok, Famila, Iperfamila, Sole365 e A&O. Attraverso la Fondazione Megamark promuove iniziative in ambito sociale, culturale e ambientale nei territori in cui opera.

L’associazione internazionale NO CAP è stata creata da Yvan Sagnet nel 2011 successivamente alla prima protesta di braccianti per le condizioni di vita e di lavoro avvenuta a Nardò, in provincia di Lecce. In prima linea per tutelare la dignità e i diritti dei lavoratori, è attiva nella lotta al caporalato, mette l’essere umano al centro rispetta l’ambiente e valorizza i prodotti del territorio.

Rete Perlaterra è un’associazione che, applicando i principi contadini della sovranità alimentare, promuove le pratiche agroecologiche di lavoro della terra e di produzione del cibo buono, con alla base alti contenuti etici e sociali. È anche una rete d’imprese agricole e della trasformazione impegnate a creare economia circolare e garantire con il proprio lavoro una prospettiva di giustizia.

Good Land sviluppa progetti ad alto impatto sociale e innovativo con al centro la terra, i territori e le comunità che le abitano. Intende contribuire a sviluppare ricerca scientifica di utilità sociale e attività di rete fra privati, istituzioni, organizzazioni sociali con il fine di ricostruire opportunità di valorizzazione economica ed ecologica.

 

Progetto pilota bollino Nocap

Gennaio 2018

Il progetto denominato “PASSATA DI POMODORO ETICO NOCAP” è un progetto pilota con il quale l’associazione No Cap ha voluto dare avvio alla prima esperienza di filiera etica finalizzata al rilascio del Bollino Etico NO CAP. La realizzazione di questa filiera si è fatta sulla base dei valori e principi sanciti dalla nostra associazione. L’obiettivo del progetto è stato quello di produrre “Passate di Pomodoro Etiche ed Energetiche” all’insegna della legalità e del rispetto dell’ambiente.

Il progetto è iniziato il 26 settembre 2018.
Luoghi: Ferrandina e Grassano in provincia di Matera.

I soggetti coinvolti in quest’esperienza sono stati: l’associazione NoCap, il Centro di Documentazione Assoc. Michele Mancino, l’azienda agricola Giuseppe Vignola e l’azienda conserviera Biologica Vignola, l’Arci Basilicata, e i braccianti agricoli.

-L’Associazione NoCap tramite i suoi esperti hanno condotto attività di controllo e verifiche presso le aziende e in generale lungo la filiera con l’intente di accertarsi che tutte le disposizioni e norme in materia di lavoro e sicurezza siano rispettate e applicate secondo le normative nazionali ed internazionali.

-Il Centro di Documentazione Associazione Michele Mancini presieduto da Gervasio Ungolo è stato il produttore delle passate nonché il datore di lavoro che assunto con contratti regolari i braccianti agricolo.

-L’Associazione Arci Basilicata presieduta da Paolo Pesacane è quella che attraverso le sue strutture di accoglienza ha ospitato i lavoratori dandogli una accoglienza dignitosa evitandogli l’inferno dei ghetti.

– L’azienda agricola “Giuseppe Vignola” è il proprietario del campo di pomodori in località Grassano dove si è svolto l’attività lavorativa.

-L’azienda “Biologica Vignola” è il conservificio dove i pomodori sono stati trasformati e imbottigliati.

La mattina del 26 settembre 2018  gli esperti della rete nocap si sono recati presso la struttura dell’Arci nella città Ferrandina (MT) per accertarsi che i lavoratori erano alloggiato in modo dignitosi. Da lì poi ci siamo spostati insieme ai lavoratori verso il campo di pomodoro in località Grassano distante da Ferrandina di una decina di Km. Ci siamo inoltre accertati delle condizioni di viaggio dei braccianti che abbiamo giudicate ottime. In effetti i lavoratori hanno viaggiato in un furgone addebito al trasporto e messo a disposizione dal datore di lavoro ovvero dal Centro Di Documentazione Associazione Miche le Mancino evitando così ai lavoratori il calvario dei “furgoni killer” dei caporali.
Una volta giunto sul luogo del lavoro ci siamo accertati che i lavoratori avevano in loro possesso i contratti di lavoro, e quindi anche in condizioni sanitarie idonee, e tutto il materiale necessario per la loro sicurezza durante il lavoro: guanti, scarpe antiinfortunistiche, mascherine. Alla fine della raccolta che è durata circa 5 ore, i lavoratori si sono fatti riaccompagnare e i pomodori raccolti sono stati trasportati dal proprietario verso il conservificio “Biologica Vignola” per la loro trasformazioni in Passata e per il loro condizionamento. Anche quest’ultima tapa è stata soggetto a controlli da parte dei nostri esperti.