6. BENESSERE DEGLI ANIMALI NEGLI ALLEVAMENTI

L’iperproduzione alimentare, con relativi danni ecologici e per la salute umana, è una realtà diffusa in tutto il pianeta, e la globalizzazione la rende una questione centrale.

A seconda delle abitudini alimentari e dell’inserimento di un paese all’interno della filiera mondiale, ogni paese ospita alcune specie di animali allevati intensivamente.

Tali tipologie di allevamenti utilizzano tecniche industriali per ottenere la massima quantità di prodotto al minimo costo. Essendo fonte di profitto, gli animali sono inseriti nell’equazione come ogni altra risorsa impiegata all’interno dell’allevamento, ma le esternalità negative che ne derivano danneggiano irrimediabilmente ecosistemi e popolazioni.

Negli ultimi anni grazie all’impegno di importanti associazioni animaliste, che hanno messo in evidenza la crudeltà che si consuma all’interno degli allevamenti intensivi, si è diffusa una coscienza collettiva, non necessariamente vegana, che chiede a gran voce un’alternativa, possibile grazie ad un atteggiamento di allevatori e industrie disponibile all’attuazione di buone pratiche per il benessere degli animali.

Un recente sondaggio condotto dalla Commissione europea, ha rilevato infatti, come la grande maggioranza dei cittadini comunitari tenga molto al benessere degli animali e vorrebbe migliorare significativamente gli standard di allevamento.

Nell’ultima relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio, sull’impatto delle attività internazionali in materia di benessere degli animali e sulla competitività degli allevatori europei in un mondo globalizzato, è individuata come obiettivo prioritario la promozione del benessere degli animali e di una concorrenza leale a livello mondiale. Viene rilevato come il miglioramento delle norme in materia di benessere degli animali a livello mondiale contribuisce altresì a garantire parità di condizioni tra gli operatori dell’UE e quelli non-UE. Secondo lo studio, le norme sul benessere degli animali hanno complessivamente un impatto limitato sulla competitività dei produttori UE sui mercati mondiali. I costi totali risultanti dall’osservanza delle suddette norme rimangono molto bassi se confrontati con altri costi di produzione che influiscono sulla competitività globale e sulla struttura del commercio mondiale.

La promozione globale delle norme comunitarie sul benessere degli animali contribuisce all’obiettivo di lungo termine di migliorare il benessere degli animali nel mondo e ridurre le pratiche di commercio sleali, rappresentando inoltre un’opportunità per mettere in risalto il valore aggiunto sul mercato dei prodotti ottenuti nel rispetto di tali norme.

Considerati i risultati, il modello intensivo dovrà essere ripensato.

Allevare l’animale rispettandolo nelle sue esigenze e nei suoi istinti non migliora solo la sua qualità di vita, ma porta un minore impatto sull’ambiente, a produzioni migliori e di conseguenza anche a un grande risparmio in termini di sanità e contenimento dell’inquinamento.

Non si tratta di utopia, spesso basta guardarsi indietro e ritrovare usi e comportamenti utilizzati fino a qualche decennio fa.

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