PREMESSA

Nel suo libro “La Società a costo marginale zero”, Jeremy Rifkin prevede l’affermazione di una nuova economia sociale di mercato in cui le aziende si considerano empaticamente responsabili delle risorse naturali.

Il rispetto della biosfera e dei diritti degli esseri umani, sono le uniche condizioni in grado di superare gradualmente l’attuale economia capitalistica finanziaria dedita alla ricerca del profitto individuale, che nelle sue forme estreme genera quella forma schiavistica del rapporto di lavoro che va sotto il nome di caporalato.

Nel 2011 l’Italia fu improvvisamente messa di fronte ad una delle sue realtà più vergognose quando un coraggioso gruppo di giovani braccianti guidati da Yvan Sagnet riuscì a mettere in crisi il sistema economico che si nutriva del caporalato, con quella che sarebbe passata alla storia come la rivolta della Masseria Boncuri a Nardò (Puglia).

Da questa partì una campagna di opinione che ha portato a risultati importanti come l’approvazione della legge anti caporalato e le conseguenti condanne per riduzione in schiavitù dei caporali e degli imprenditori di Nardò.

Purtroppo però le realtà che continuano a fare ricorso al caporalato rimangono moltissime e non necessariamente relegate in Puglia o nel settore dell’agricoltura.

Le leggi e le sentenze da sole non possono garantire il superamento del modello economico ultraliberista incentrato sulla logica del profitto che produce le condizioni per il ritorno allo schiavismo. Il passaggio da un modello economico a un altro infatti, è compito precipuo della politica, e questa viene influenzata dal grado di coscienza raggiunto dalla pubblica opinione.

La battaglia di Yvan Sagnet ha determinato un processo di presa di coscienza iniziato con i concerti NO CAP  di solidarietà alla rivolta di Nardò nel 2011 e 2012, e continuato con i due libri che Yvan ha scritto, “Ama il tuo sogno” e “Ghetto Italia”, che hanno largamente contribuito, insieme alle battaglie del sindacato, in cui Yvan è stato impegnato per anni, a denunciare le scandalose condizioni di lavoro che in alcuni casi hanno determinato la morte di braccianti, come Paola Clemente nelle campagne di Andria e Giuseppina Spagnoletti a Ginosa.

Questo processo ha visto protagonisti migliaia di attivisti che hanno sostenuto la lotta di Yvan, e che oggi vogliono passare dalla protesta alla proposta di un nuovo modello economico basato sulla persona umana e non più sulla logica del profitto.

Il caporalato, nell’attuale modello economico, è il risultato di questa logica del profitto, che si esprime anche in una serie di condizioni concomitanti, quali l’imposizione di prezzi da fame da parte della grande distribuzione organizzata, la progressiva asfissia dei mercati dell’ortofrutta locale e dei prodotti di filiera corta, il prevalere dell’energia fossile.

Molte imprese sono già artefici di questo nuovo modello economico che elimina le cause del caporalato a monte, non limitandosi ad intervenire semplicemente sugli effetti.
Queste aziende stanno costruendo il nostro futuro, e dare loro visibilità è parso all’associazione NO CAP, un modo molto intelligente di combattere tutte le forme di caporalato e da affiancare alle azioni di denuncia e di protesta contro le aziende che rimangono per scelta o per costrizione,  prigioniere di questo regime schiavistico che mortifica l’essere umano e degrada il lavoro a pura merce spendibile.

LA MATRICE MULTICRITERI

L’associazione NO CAP nasce per favorire la diffusione dei principi di una cultura del rispetto dei diritti umani e sociali, degli animali e dell’ambiente, che sono patrimonio comune di tutti, e per divulgare l’informazione sulle imprese virtuose che stanno già mettendo in pratica questi principi nella vita economica.

NO CAP intende accompagnare gli imprenditori convenzionali nella conversione a modelli sostenibili, per questo è stata elaborata una matrice multi criteri in grado di valutare la virtuosità di una impresa e aiutare nella promozione dei suoi prodotti, la Matrice NO CAP.
I criteri sono stati studiati dagli esperti di NO CAP e del CETRI secondo i canoni della nuova economia della condivisione di Terza Rivoluzione Industriale, e sono graduati da 1 a 5, secondo un disciplinare specifico per ogni criterio.

L’insieme delle valutazioni per ogni criterio darà luogo al riconoscimento del bollino NO CAP, il quale non si sostituisce né intende intervenire nella legislazione corrente ma intende semplicemente stabilire un ulteriore riferimento specifico relativo all’aspetto sociale, etico e ambientale della vita economica.

Il bollino è rilasciato in accordo ai requisiti previsti dalla normativa vigente, ad imprese agricole di cui all’art. 2135 del codice civile, i cui sistemi di gestione siano stati riconosciuti conformi al sistema Multi criteri elaborato dalla rete NO CAP, che rappresenta un’indicazione in continua evoluzione, soggetto a miglioramenti e sempre pubblicamente consultabile su questo sino nella sezione Bollino Etico

La valutazione per il rilascio del Bollino Etico viene effettuata dal team NO CAP, in possesso delle competenze per la compilazione dei moduli di verifica, per la valutazione dei criteri e per il successivo controllo sulle aziende a cui destinare il bollino.