Gli esempi di NoCap bollino etico per un modello esemplare cui fare riferimento nell’attuazione di buone pratiche locali nel settore degli allevamenti .

Di Paola Pietradura (Avv. ufficio Legale Rete No Cap)

In Europa si contano oltre 252 milioni di suini macellati ogni anno. La Germania è il maggiore produttore europeo, superando i 58 milioni di animali all’anno: circa il 25% di tutta la produzione europea. A seguire troviamo Spagna, Francia e Polonia, l’Italia si colloca al sesto posto, con circa 13 milioni di suini macellati ogni anno.

Circa un anno fa, un’indagine sotto copertura condotta dall’associazione animalista italiana Lav, Lega Anti Vivisezione, ha rivelato le crudeli e illegali condizioni in cui vengono tenuti i maiali in alcuni grandi allevamenti della Lombardia.

I filmati realizzati segretamente hanno messo sotto accusa sei grandi stabilimenti di 10 mila maiali ciascuno nelle province di Brescia, Cremona e Mantova. Lo scandalo vede coinvolto il prestigioso Consorzio del prosciutto di Parma, eccellenza italiana venduta in tutto il mondo, che dal canto suo, ribadisce con una nota, che nessuno dei suoi 145 produttori associati è mai stato implicato in cause giudiziarie per maltrattamento di animali, e che condanna ogni violazione delle norme sul benessere animale che rappresentano un atto delinquenziale e intollerabile in una società civile.E’ bene sottolineare tuttavia, che il Consorzio ha il compito di vigilare sulla qualità del prodotto e sul rispetto delle norme tecniche presenti nel disciplinare di produzione della Dop, mentre il benessere animale è regolato da una normativa europea e italiana che vale in tutti i Paesi e per tutti i prodotti di origine animale. Tale normativa demanda i controlli al Ministero della Salute che li attua attraverso il Servizio Veterinario locale e nazionale.Purtroppo la legge è troppo spesso disattesa e la produzione suinicola italiana ed europea continua ad applicare sistemi di allevamento intensivi illegali ed estremamente crudeli. Suini confinati permanentemente al chiuso, in stalle sovraffollate, sporche e infestate dai topi, con pavimentazione di cemento o di legno e insufficienti sistemi di ventilazione e di acqua.

Animali che vivono nella sofferenza, a cui non vengono prestate cure e che spesso sono troppo deboli o malati per muoversi, scrofe incinte senza accesso all’acqua, maiali costretti a restare in piedi nelle proprie feci e urine, e a subire brutali mutilazioni come il mozzamento di una parte della coda, la castrazione chirurgica e talora anche la riduzione degli incisivi.Orrende operazioni considerate come “inevitabili pratiche di allevamento”, nel caso della coda, il mozzamento viene praticato per evitare che i suini se la morsichino a vicenda e viene effettuata generalmente nei primi due giorni di vita degli animali, senza anestesia o analgesia, causando loro dolore prolungato.

I suini sono animali molto attivi, passano la maggior parte del loro tempo a grufolare, ovvero a esplorare e rimestare paglia, legno e terriccio. Purtroppo negli allevamenti intensivi, dove l’ambiente non presenta alcuno stimolo, gli animali ammassati in squallidi recinti, soffrono una grande frustrazione e non avendo del materiale adeguato su cui esprimere i propri comportamenti naturali, finiscono per manifestare il loro disagio mordendo le code dei simili. Tale comportamento si diffonde molto velocemente all’interno di un gruppo di suini, diventando un vero e proprio problema sanitario e igienico.

A questo punto, la soluzione più semplice e immediata per l’allevatore è mozzare la coda, disapplicando la normativa europea Direttiva 2008/120/CE che vieta espressamente il mozzamento della coda come pratica sistematica, ammettendola solo come ultima soluzione.

Il Disciplinare NO CAP sul Benessere degli animali negli allevamenti richiede alle aziende interessate alla certificazione etica, l’attuazione reale e verificata da apposite commissioni che effettuano autonomamente controlli a campione sugli allevamenti, sulle procedure e sulla gestione degli stessi, delle opportune misure per evitare morsicature e altri comportamenti aggressivi e per migliorare le condizioni ambientali e della densità degli animali, modificando le condizioni o i sistemi di gestione inadeguati.

Come rilevato nelle relazioni del team NO CAP, che inserisce come punti cardine del Disciplinare il rispetto della natura degli animali e del loro diritto di vivere senza paura e stress e il divieto di maltrattamenti, mutilazioni e dell’utilizzo di dosi massicce di farmaci, un animale allevato nel rispetto del proprio benessere ha una migliore salute, uno allevato intensivamente, con i propri limiti fisiologici spinti all’estremo, diventa particolarmente vulnerabile alle malattie e quindi subisce trattamenti farmacologici, inclusa la somministrazione preventiva di antibiotici.Pratica che aumenta il rischio dello sviluppo di batteri antibiotico-resistenti, mettendo a rischio i lavoratori degli allevamenti esposti a questo tipo di batteri che potrebbero poi diffondersi tra la popolazione. Il tasso di antibiotico-resistenza nell’uomo è in aumento, con gravi rischi per la nostra salute.È arrivato il momento che l’industria della carne prenda atto che queste catena di dolore e morte non ha più ragione di esistere e che bisogna intraprendere l’unico sistema alternativo possibile, rappresentato da un percorso di agricoltura che si fonda sulla necessità di una produzione sostenibile e sul bisogno di giustizia sociale ed economica che accomuna le comunità agricole di tutto il mondo.

Un modello esemplare cui fare riferimento nell’attuazione di buone pratiche locali nel settore della produzione suinicola, è rappresentato dal lavoro di Rudolf Bühler, agricoltore del Baden-Wurttemberg e fondatore di un movimento per l’agricoltura buona, pulita e giusta.Bühler terminati gli studi di agronomia e i successivi approfondimenti sull’agricoltura nei Paesi tropicali e subtropicali e in sociologia dell’agricoltura, decide di convertire già nel 1984 la sua azienda al biologico e alla biodinamica, dedicandosi principalmente all’allevamento estensivo di maiali e pecore e accogliendo studenti e giovani per indirizzarli verso iniziative agricole nel rispetto dell’ambiente.

Rudolf è stato promotore di moltissime iniziative relative all’allevamento dei maiali come la rivitalizzazione della razza del suino autoctono Swabian Hall Landrace a partire dai 25 esemplari rimasti, che ha dato il via allo sviluppo delle possibilità di mercato, e successivamente la creazione del primo standard per il welfare animale nella regione, la fondazione dell’associazione dei produttori della razza e infine l’associazione dei contadini di Schwäbisch Hall.

Questa associazione, che partendo dagli otto membri del 1988 ne conta oggi 1450, si occupa di dare servizi come la creazione di standard per l’allevamento degli animali di razze in pericolo, di formare alleanze commerciali e di costruire farmers market in tutta la regione.

Inoltre si fa promotrice di eventi per la sensibilizzazione del pubblico, ed è riuscita ad attivare un mattatoio comunitario di proprietà degli stessi allevatori. Il tutto sempre sostenuto da progetti di ricerca attivati con diversi partner scientifici del Paese.Ma anche all’estero, l’attività di Rudolf e delle sue associazioni si concretizza in iniziative in Romania, Ucraina, Serbia, India, Zanzibar, come il progetto“Seeds of Hope”, che supporta con finalità sociali, la produzione di spezie prodotte nel rispetto dell’ambiente e della qualità.

Con il loro lavoro, Bühler e l’associazione dei contadini di Schwäbisch Hall (Besh) rappresentano un modello esemplare di buone pratiche locali coniugate alla lotta internazionale per i diritti delle popolazioni agricole, tanto da arrivare a istituire l’International Global Peasants Rights Congress, un network internazionale che lavora per l’affermazione dei diritti di chi si dedica alla custodia responsabile della terra e dei suoi prodotti.