3. FILIERA CORTA

Con il termine Filiera Corta si intende l’insieme di attività di vendita che prevedono il rapporto diretto tra produttori e consumatori, in modo da diminuire o azzerare i passaggi intermedi tra questi, così da introdurre il concetto di prodotto a Km 0 come indicatore per calcolare l’impatto ambientale del cibo, in base ai chilometri percorsi dal luogo di produzione al luogo di consumo.

L’attenzione a questo aspetto consente di attribuire una connotazione di sostenibilità ambientale alla spesa alimentare, ma non solo.

Le aziende che privilegiano sistemi di vendita più vicini al consumatore, quali la vendita diretta, i gruppi di acquisto solidale, i mercati contadini, la piccola e media distribuzione e i negozi di prossimità e di quartiere, riescono a garantire ai consumatori prezzi più competitivi ricavando al tempo stesso maggiori introiti per i loro prodotti, che invece con la Grande Distribuzione Organizzata sono loro preclusi.

Dal punto di vista economico infatti, i caratteri di stagionalità e territorialità che distinguono la vendita diretta consentono risparmi in termini di costi di produzione.

La possibilità di rispettare il ciclo naturale delle stagioni, permette di limitare l’uso dell’energia necessaria. Con la vendita di prodotti su scala locale poi si evita il trasporto su lunghe distanze, risparmiando quindi in costi di conservazione, imballaggio e carburante.

Altri vantaggi per l’agricoltore nell’utilizzo della filiera corta, sono rappresentati dai maggiori ricavi, dalla stabilità della domanda e dalla possibilità di incidere direttamente sul prezzo.

Un contenimento dei costi di produzione e l’assenza di intermediazione hanno infatti un impatto determinante sul fattore prezzo, tanto che i prodotti veicolati tramite canale diretto sono generalmente più convenienti per i consumatori rispetto a quelli proposti dai canali tradizionali.

Contemporaneamente, a questo risparmio dei consumatori corrisponde una possibilità per il produttore di ottenere una remunerazione ritenuta più adeguata dei fattori produttivi impiegati e di riappropriarsi di una parte del valore che usualmente si disperde nei vari passaggi lungo la filiera. Inoltre, si riesce a garantire una trasparenza sulla formazione del prezzo che il consumatore può valutare, cosa che diventa complicata nel caso di filiere con numerosi intermediari.

Nei modelli aziendali delineati con riferimento alla vendita diretta il fattore sicuramente determinante è rappresentato proprio dall’impronta manageriale dell’imprenditore. La caratteristica principale della vendita diretta è la totale autonomia decisionale dell’imprenditore che ritorna ad essere protagonista della filiera e a poter effettuare liberamente le sue scelte produttive e commerciali.

Se il risparmio rappresenta la principale motivazione d’acquisto tramite questi canali, la possibilità di instaurare un rapporto diretto con i produttori, le garanzie di freschezza, qualità e genuinità del prodotto, la salvaguardia delle tradizioni e della cultura enogastronomia del territorio e infine il minore inquinamento, il risparmio di energia e la difesa dell’ambiente legati al consumo dei prodotti locali, sono sicuramente fattori altrettanto importanti che determinano la preferenza accordata alla filiera corta.

Dal punto di vista socio-culturale il rapporto diretto con le aziende agricole diventa una occasione per recuperare un contatto con il mondo rurale, spesso dimenticato non solo in termini di freschezza e genuinità dei prodotti, ma anche di conoscenza dei cicli stagionali e delle peculiarità colturali locali e in più in generale di riscoperta della cultura rurale.

Da non trascurare infine un altro aspetto molto importante, rappresentato dal valore aggiunto che una filiera corta assume se il prodotto è ottenuto da Agricoltura Biologica.

Mangiare biologico locale significa garantirsi prodotti freschi, sani e di qualità certificata, ridurre sensibilmente l’inquinamento dovuto all’utilizzo di prodotti chimici di sintesi, oltre a quello provocato dal trasporto delle merci, sostenere i produttori e i metodi di produzione e trasformazione locale, creare quindi le condizioni di uno sviluppo del territorio rispettoso dell’ambiente.

L’agricoltura biologica non è solo un metodo produttivo, ma è anche un modello di sviluppo rurale oltre ad essere lo strumento migliore per rispondere alle esigenze di cibo buono, pulito e giusto.

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