Il 18 Aprile 2018, si è tenuta a Roma presso il Palazzetto delle Carte Geografiche la prima conferenza nazionale organizzata dalle associazioni animaliste Animal Law, CIWF Italia Onlus e Legambiente, per chiedere l’introduzione in Italia di una legge che preveda l’obbligatorietà dell’installazione di videocamere di sorveglianza in tutti i mattatoi.

Negli ultimi anni inchieste giornalistiche e investigazioni hanno messo in evidenza casi di brutali maltrattamenti perpetrati ai danni degli animali da allevamento, specialmente durante le delicate fasi di trasporto e macellazione.

Le durissime immagini diffuse di calci, pugni e spinte per fare scendere gli animali dai camion, bastonate per farli entrare nei locali di macellazione, taglio della gola con stordimento assente o mal eseguito, hanno profondamente sconvolto l’opinione pubblica, contribuendo a diffondere una coscienza collettiva, non necessariamente vegana, che chiede a gran voce un’alternativa, possibile grazie ad un atteggiamento di allevatori e industrie disponibile all’attuazione di buone pratiche per il benessere degli animali.

Il grande interesse nei confronti del tema del benessere animale da parte dell’opinione pubblica viene rilevato anche da un recente sondaggio condotto dalla Commissione europea, Eurobarometro del 2016 che ha evidenziato come la grande maggioranza dei cittadini comunitari (il 94%, quasi tutti) vorrebbe migliorare significativamente gli standard di allevamento.

In Italia, ogni anno vengono macellati oltre 700 milioni di animali, in una filiera che occupa 120 mila lavoratori con un fatturato di 20 miliardi di euro l’anno (dati FLAI CGIL).

L’esame incrociato dei dati evidenziati dal Ministero della Salute nel 2016 con l’indagine “Benessere animale alla macellazione” e quelli dei Nas, rileva gravi inefficienze del nostro sistema che coinvolgono un terzo del totale degli impianti dei macelli controllati, in cui sono riscontrate non conformità tra condizioni igienico-sanitarie non adeguate, trattamenti farmacologici illeciti, situazioni di sovraffollamento, nutrizione, profilassi e condizioni di trasporto.

NO CAP consapevole delle forti interconnessioni tra tutela degli animali e dei lavoratori, sia operatori che veterinari, ha scelto di inserire, nell’elaborazione della matrice multi criteri per la concessione del bollino etico, il criterio relativo al benessere degli animali negli allevamenti.

Il quarto punto del criterio sul benessere animale è dedicato proprio alla buona pratica da attuare nelle fasi di trasporto e macellazione degli animali.

In particolare vengono richieste come condizioni necessarie trasporti in macelli il più vicino possibile, laddove non possa effettuarsi direttamente in azienda, attuati nelle migliori condizioni di tranquillità; la buona pratica di abituare gli animali tanto alle operazioni di carico e scarico, tanto ad eventuali modifiche ambientali; quindi la presenza di personale qualificato sia per il trasporto che per l’esecuzione delle operazioni relative allo stordimento preventivo all’abbattimento, che deve essere attuato immediatamente al loro arrivo al macello, così da non farli sostare in un luogo a loro sconosciuto.

La situazione italiana non molto diversa da quelle riscontrate in Francia e in Gran Bretagna, dove le inchieste delle ONG L214 e Animal Aid, grazie all’installazione di telecamere nascoste nei macelli, hanno mostrato immagini che hanno scandalizzato l’opinione pubblica, al punto da innescare un dibattito che ha condotto all’approvazione di una prima sperimentazione dell’installazione delle telecamere nei macelli, che porterà, con grande probabilità, ad una legge definitiva.

Le associazioni promotrici dell’evento ritengono l’installazione delle telecamere un ottimo deterrente per le infrazioni della normativa di protezione degli animali durante la macellazione e quindi uno strumento fondamentale per evitare loro sofferenze, oltre a fungere da tutela per i lavoratori, costretti a volte a ritmi disumani e inaccettabili che mettono a rischio la loro salute.

Per questo l’incontro romano ha avuto l’intento di avviare anche nel nostro Paese il dibattito a livello nazionale, coinvolgendo esperti in diversi ambiti, per lavorare insieme alla redazione di un documento di posizionamento ufficiale, che sarà rilasciato in una prima stesura provvisoria nelle prossime settimane.

Una proposta di legge che renda obbligatoria l’installazione delle telecamere nei macelli è già in itinere presso il gruppo del Movimento 5 Stelle.

Alla conferenza sono intervenuti oltre ai rappresentanti delle associazioni organizzatrici, Alessandra Raucci, del Ministero della Salute e Marco Bermani, Segretario nazionale Flai CGIL, il quale ha evidenziato come il mercato drogato in tutta la sua filiera, il non rispetto dei contratti di lavoro, e lavorazioni fatte con appalti al massimo ribasso abbiano un impatto tanto sul benessere animale quanto sui diritti dei lavoratori, vincolati a dei tempi e alla quantità dovuta per rispondere ai costi di un impianto di macellazione. Da qui la sua proposta di prevedere per legge una quota massima consentita di animali macellati per unità di tempo (ora/giorno).

In rappresentanza dei veterinari Antonio Sorice, Presidente della Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, ha esposto le problematiche legate ai numerosi episodi di intimidazione ai danni dei veterinari nell’esercizio delle loro funzioni presso gli allevamenti e gli impianti di macellazione e di trasformazione degli alimenti, oltre che all’insufficienza di personale dovuta alle limitazioni di sostituzioni per l’effetto delle leggi finanziarie sulle capacità regionali di copertura dei servizi territoriali. L’installazione delle telecamere, ha concluso Sorice, sarebbe uno strumento di grande ausilio ma non di sostituzione alle attività del veterinario ufficiale.

Interessante il contributo del professore ordinario di Diritto costituzionale, Università Roma Tre Alfonso Celotto, che ha rilevato la necessità della previsione di forme di incentivazione fiscale per l’installazione delle telecamere. Il professore ha affermato inoltre, in merito alla emanazione della circolare n. 5/2018 del 19 febbraio 2018 che consente la possibilità che la telecamera inquadri direttamente il dipendente, la necessità che non venga specificato il numero e la posizione delle telecamere e che i sistemi di riconoscimento antropometrico, ove indispensabili allo svolgimento della prestazione, non siano soggetti alla procedura consueta di autorizzazione ministeriale o accordo sindacale. Aperture importanti, ha concluso, che ove applicate in accordo con le organizzazioni sindacali, in maniera da rendere consapevoli e tutelare i lavoratori al pieno rispetto dei loro diritti, potranno agevolare l’utilizzo delle telecamere nei macelli, anche in collaborazione con le ASL.

In chiusura Sabrina Bergamini, responsabile di redazione di Helpconsumatori, ha relazionato i risultati di molte ricerche europee e nazionali che rilevano come i consumatori siano sempre più responsabili, attenti e consapevoli dei prodotti che acquistano e delle scelte alimentari ed etiche che fanno. Fra i consumatori europei cresce infatti la richiesta di poter accedere ad informazioni più chiare, comprensibili e trasparenti a partire dalle etichette dei prodotti.

Il tema centrale, diventa dunque quello di aumentare la trasparenza delle informazioni, considerato che manca un’etichettatura europea obbligatoria secondo il metodo di produzione di tutti i prodotti di origine animale – fatta eccezione per le uova – e che molte etichette non sono del tutto esaustive o comunque non garantiscono informazioni effettive sul benessere degli animali allevati. In Italia solo le uova delle galline sono etichettate obbligatoriamente secondo il metodo di allevamento, mentre c’è un’etichettatura volontaria per il pollame; manca invece per i bovini, i suini e i conigli.

Per NO CAP allevare l’animale rispettandolo nelle sue esigenze e nei suoi istinti non migliora solo la sua qualità di vita, ma porta un minore impatto sull’ambiente, a produzioni migliori e di conseguenza anche a un grande risparmio in termini di sanità e contenimento dell’inquinamento.

Per questo, costituendo l’accesso alle informazioni il primo passo nella direzione di scelte di consumo consapevoli, le aziende interessate ad etichettare i propri prodotti con il bollino NO CAP hanno l’obbligo di garantire la tracciabilità del prodotto e di impegnarsi a ricevere, in qualsiasi momento, visite di controllo da parte di apposita commissione per verificare il rispetto dei suddetti criteri.