Il progetto, presentato lo scorso settembre a Foggia nei campi in cui 60 lavoratori raccoglievano pomodori da trasformarsi in conserve (pelati e passate), oggi ha vissuto la propria tappa in Sicilia con la vendemmia di uva da tavola IGP condotta a Mazzarrone (CT) dall’azienda ‘Novello’ e con la raccolta di pomodorino giallo, ciliegino e datterino a cura dell’impresa ‘La Vita Bio’ di Chiaromonte Gulfi (RG); tutti prodotti in distribuzione nei supermercati del Mezzogiorno del Gruppo Megamark.

Sono circa 30 i braccianti extracomunitari coinvolti in Sicilia assunti dalle due aziende del network Rete Perlaterra, alle quali l’Associazione NO CAP col supporto del controllo di qualità della Goodland srl, ha rilasciato il bollino etico NoCap.

La filiera etica mira a contrastare il caporalato e, in generale, il lavoro irregolare nel settore agricolo, garantendo ai produttori un prezzo giusto per i loro prodotti e ai lavoratori il pieno rispetto dei loro diritti, a partire dall’applicazione dei contratti collettivi del lavoro. Nel protocollo il Gruppo Megamark si è impegnato ad acquistare prodotti agricoli etici garantiti dal bollino NoCap, rilasciato alle imprese agricole e di trasformazione dopo apposite verifiche effettuate dagli ispettori dell’Associazione NO CAP e, successivamente, dall’ente di certificazione DQA accreditato presso il Minpaf e Accredia.

IAMME – ha spiegato Francesco Pomarico, direttore operativo del Gruppo Megamark – è il nostro contributo per una società migliore in cui chi lavora nel settore agroalimentare, impresa o bracciante di qualsiasi razza o provenienza, deve farlo nel solco delle leggi. Siamo partiti con cinque referenze di conserve e numerosi prodotti freschi, tuttavia vorremmo proporre ai nostri clienti sempre più prodotti con importanti contenuti etici e ambientali”.

Questo progetto segna un primo passo per sconfiggere il caporalato – ha confermato Yvan Sagnet, l’ingegnere camerunense arrivato in Italia nel 2007 e a capo della protesta dei braccianti di Nardò del 2011 da cui ebbe origine l’iter per la legge sul caporalato – tuttavia è necessario che ognuno faccia la propria parte, in primis chi deve applicare la legge 199/2016, finora disattesa nella parte relativa alla prevenzione e alla creazione di reti tra istituzioni, centri per l’impiego, ispettorati, imprese e lavoratori. Anche ai consumatori chiediamo attenzione e maggiore consapevolezza nell’acquisto dei prodotti. Il progetto, infatti, ha un enorme potenziale di crescita che potrebbe consentire l’assunzione di migliaia di lavoratori”.

Per coinvolgere nel progetto solo imprese virtuose a livello etico e ambientale, l’associazione NO CAP sottopone imprese e prodotti a una valutazione fondata su una matrice multifunzione, assunta come base per il rilascio del bollino ‘NoCap’. Oltre al principale criterio dell’etica del lavoro, da rispettarsi pienamente, la matrice valuta, con un punteggio da 1 a 5, altri aspetti aziendali: ‘Filiera corta’, ‘Rifiuti zero’, ‘Decarbonizzazione’, ‘Trattamento degli animali’ e ‘Valore aggiunto del prodotto’.