E’ partito al Senato l’iter per l’approvazione del DDL sul “marchio etico del lavoro di qualità”, una legge che potrebbe cambiare per sempre il contrasto al caporalato, incentivando le aziende agricole a rispettare i diritti dei braccianti grazie ad una certificazione etica.

Con questo provvedimento, la senatrice Antonella Campagna, membro delle commissioni lavoro e antimafia, avvalendosi degli esempi virtuosi costituiti da associazioni impegnate contro lo sfruttamento del lavoro e dalle imprese agricole che hanno scommesso sulla conversione a sistemi produttivi etici e sostenibili, ha elaborato un nuovo modello di certificazione etica delle filiere di produzione. Un modello che consentirà di tutelare la dignità dei lavoratori e contestualmente promuovere le imprese virtuose che rispettando le regole, non violano la concorrenza e non sfruttano i propri dipendenti. 

Secondo la proposta della Senatrice Campagna, lo Stato si fa garante delle produzioni di qualità delle aziende virtuose che rispettano i diritti umani, conferendogli una forza di acquisto efficace e duratura, e allo stesso tempo consente all’utente finale di individuarle attraverso la concessione di uso del marchio etico del lavoro di qualità.

Uno degli aspetti più interessanti del disegno di legge sul marchio etico riguarda la condizionalità dell’iscrizione delle aziende agricole alla certificazione etica alla “Rete del lavoro agricolo di qualità”, prevista dalla Legge del 2016 sul contrasto al caporalato ma rimasta completamente inattuata, contando l’adesione di poco più di 4000 aziende.

L’iscrizione su base volontaria alla Rete del lavoro agricolo di qualità, infatti, non è mai decollata per la diffidenza delle aziende produttrici che, anche a causa di una scarsa promozione, temevano di diventare bersaglio di controlli eccessivi da parte delle autorità ispettive. Inoltre, non era stato mai previsto alcun tipo di incentivo che rendesse appetibile l’adesione al sistema previsto dalla legge.

Il disegno di legge Campagna colma questo gap prevedendo, oltre al riconoscimento di agevolazioni fiscali ed economiche per le aziende interessate alla certificazione etica, anche l’adozione di strumenti attraverso i quali le pubbliche amministrazioni che bandiscono gare di appalto per la fornitura di prodotti di consumo alle proprie strutture possono prevedere, nei capitolati di gara, misure che promuovono l’utilizzo di prodotti di imprese a cui è stato rilasciato il marchio etico.

L’introduzione della certificazione etica, mirando ad attestare i processi produttivi su standard più alti, esattamente come previsto dall’attestazione di Rete per il rilascio del bollino etico No Cap, premierà le aziende che dimostreranno di essere in regola con le modalità di impiego dei lavoratori, con le norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e con la promozione della partecipazione dei lavoratori alla vita aziendale.

Il tema della trasparenza e della tracciabilità della filiera dal punto di vista etico, battaglia storica della Rete Internazionale anti-caporalato No Cap e del suo presidente Yvan Sagnet, rappresenta un elemento rivoluzionario dei sistemi di produzione, perché mette al centro il ruolo del consumatore, che diventa protagonista consapevole delle proprie scelte d’acquisto proprio grazie all’accesso alle informazioni sui processi produttivi, sulle condizioni di lavoro e i trattamenti economici a cui sono sottoposti i dipendenti delle aziende produttrici. 

No Cap non può che salutare con favore questa giusta iniziativa legislativa che rappresenta un importante passo in avanti dello Stato nella lotta ad ogni forma di sfruttamento del lavoro, con l’auspicio che l’iter di approvazione possa concludersi al più presto.